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Concorso fotografico

Orizzonte Portfolio 2007 - Premiazione

 

Vi segnaliamo Mostre Fotografiche 
 

MANIFESTAZIONE ORIZZONTE PORTFOLIO
PREMIAZIONE E INAUGURAZIONE MOSTRA

Sabato 23 febbraio 2008 alle ore 19,00 presso la sala espositiva dell’ex Convento “Monacelle” di Casamassima (BA), a cura del locale Fotoclub Rocco Verroca, sarà effettuata l’inaugurazione e premiazione dei portfolio premiati nella manifestazione a lettura portfolio “Orizzonte Portfolio”.

Alla serata saranno presenti, oltre ai premiati, i responsabili dei circoli che hanno organizzato il circuito.

L’organizzazione è stata a cura del:

La giuria finale è stata effettuata da Silvano Bicocchi, Lino Ghidoni e Giorgio Tani con il seguente risultato:

1° Premio
Iolanda Maccarrone - UN TEA ALLA MENTA

Un tea alla menta è gustato parlando di ricordi giovanili che le fotografie risvegliano con la vertigine del tempo ormai passato. Le foto dei tempi degli studi rimandano all’amicizia nata in quella età della speranza. Il presente mostra il vero volto del destino allora sconosciuto. Delle due donne: una è l’autrice, l’altra un’amica di gioventù che la vita ha confinato tra i non vedenti. Con l’alternanza tra le forme colorate e incise dei propri occhi, e le macchie lattiginose e sfocate della realtà vista dagli occhi ammalati dell’amica, Iolanda Maccarrone ci coinvolge in questo caldo incontro con la narrazione psicologica del momento vissuto. Ecco che un semplice tea tra amiche diventa una vicenda fotografica ampia e complessa. La sequenza, dal passo lento e attento nel raccogliere ogni sfumatura, dilata il tempo col suo chiederci ad ogni immagine di immedesimarci nell’una o nell’altra persona. Il linguaggio Braille, freneticamente inciso e letto da calme dita, misura la lontananza tra le due esistenze. Il messaggio scritto col cuore a larghe lettere, urla, contro questo isolamento assicurando un’amicizia immutata negli anni; il mondo è indifferente e se ne va per la sua strada come macchine impazzite.

(di Silvano Bicocchi)

2° Premio ex-equo
Giuseppe Carucci DREAM TEAM

Il basket in carrozzina nasce in America dopo la seconda guerra mondiale con l’intento di stimolare e far reagire persone con differenti condizioni di disabilità. Questo basket è giocato da seduti e l’autore sottolinea questa condizione scattando le immagini tutte dalla stessa altezza. L’incontro di mani segna l’inizio della partita, la narrazione procede veloce, una squadra incalza l’altra, i giocatori scivolano veloci sul parquet spingendo la carrozzina, le mani afferrano ruota e corrimano con perfetto equilibrio fra uomo, mezzo e palla. Attento ai momenti di gioco Carucci manifesta le ansie e le aspettative di una persona emotivamente coinvolta, ci mostra il rammarico di un tiro mancato, un fallo trasformatosi in una caduta rovinosa, ma soprattutto la forza e la costanza nel portare avanti il gioco andando oltre i propri limiti fisici. Ogni scatto racchiude in sé emozioni, volontà e difficoltà. La partita finisce decretando vincitori e vinti ma i giocatori di entrambe le squadre hanno dato il massimo. Ecco allora che per un disabile giocare una partita di basket può voler dire abbattere le barriere, dimostrare prima a se stessi e poi agli altri che è possibile farcela. Il passare la palla diviene una grande conquista, un passo avanti verso l’autonomia personale e l’integrazione sociale.

(di Daniela Sidari)

2° Premio ex-equo
Sabina Laganà A SANT’ALFIO

“A Sant’ Alfio le campane prolungano il suono festoso, e preparano il cammino spirituale di devoti e pellegrini, sempre numerosi all'incontro annuale con il loro Santo. La festa entra poi nel vivo, mentre continuano ad arrivare i fedeli che "gridano" le loro preghiere. E’ un grido che non è mai separato dall'amore per S. Alfio. Nella 'preghiera nuda" si può gridare di rabbia, di dolore o di gioia. E gridano i "nudi" quando, nella notte tra il 9 e 10 Maggio, giungono al Santuario scalzi, vestiti solo di bianche brache e di una fascia rossa, che evoca il martirio, e sotto il peso di grossi ceri, portati a spalla dai luoghi di provenienza.”

Questa breve introduzione che accompagna il portfolio di Sabina Laganà, ci informa sulla situazione che stiamo osservando. E si è subito colpiti dalla forza descrittiva, quasi violenta, delle immagini. Che cosa ha provato Sabina Laganà nel fotografare? Un coinvolgimento che ha ispirato la scelta del linguaggio espressivo. E’ come se il suo racconto si liberasse dalla strettoia del documento per diventare spontaneità che costruisce fotografie d’autore. Ed in queste prevale il senso della trascendenza che esalta ed eleva il rapporto dell’uomo con il divino. C’è l’offerta del sacrificio sentito come dono propiziatorio. E qui, in questa chiesa dedicata a S. Alfio, fasci di ceri, pesanti, enormi, sono simbolo di altrettanto grandi sofferenze umane da lenire.
La sequenza percorre la chiesa con inquadrature angolate che rimarcano i movimenti ed entrano negli stati d’animo dei portatori di ceri. I volti sono tesi, sofferenti per lo sforzo e immedesimati nell’intensità del momento. E’ pathos e sofferenza. L’atmosfera è tagliata da lance di luce di fiamma.
Sono queste lance che, nell’ultima immagine, conducono lo sguardo ad un Crocifisso posto in alto, che abbraccia, vede, soffre, consola e guida i fedeli. Sabina Laganà ha fotografato in modo libero da schematismi iconografici. Lo si vede e lo si sente.

(di Giorgio Tani)
 

 

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