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MANIFESTAZIONE ORIZZONTE PORTFOLIO
PREMIAZIONE E INAUGURAZIONE MOSTRA |
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Sabato 23 febbraio 2008 alle ore
19,00 presso la sala espositiva dell’ex Convento “Monacelle”
di Casamassima (BA), a cura del locale Fotoclub
Rocco Verroca, sarà effettuata l’inaugurazione
e premiazione dei portfolio premiati nella manifestazione
a lettura portfolio “Orizzonte Portfolio”.
Alla serata saranno presenti, oltre ai premiati,
i responsabili dei circoli che hanno organizzato il circuito.
L’organizzazione è stata a cura del:
La giuria finale è stata effettuata da
Silvano Bicocchi, Lino Ghidoni e Giorgio Tani con il seguente
risultato: |
1° Premio
Iolanda Maccarrone - UN TEA ALLA MENTA
Un tea alla menta è gustato parlando di ricordi giovanili
che le fotografie risvegliano con la vertigine del tempo ormai
passato. Le foto dei tempi degli studi rimandano all’amicizia
nata in quella età della speranza. Il presente mostra il
vero volto del destino allora sconosciuto. Delle due donne: una
è l’autrice, l’altra un’amica di gioventù
che la vita ha confinato tra i non vedenti. Con l’alternanza
tra le forme colorate e incise dei propri occhi, e le macchie
lattiginose e sfocate della realtà vista dagli occhi ammalati
dell’amica, Iolanda Maccarrone ci coinvolge in questo caldo
incontro con la narrazione psicologica del momento vissuto. Ecco
che un semplice tea tra amiche diventa una vicenda fotografica
ampia e complessa. La sequenza, dal passo lento e attento nel
raccogliere ogni sfumatura, dilata il tempo col suo chiederci
ad ogni immagine di immedesimarci nell’una o nell’altra
persona. Il linguaggio Braille, freneticamente inciso e letto
da calme dita, misura la lontananza tra le due esistenze. Il messaggio
scritto col cuore a larghe lettere, urla, contro questo isolamento
assicurando un’amicizia immutata negli anni; il mondo è
indifferente e se ne va per la sua strada come macchine impazzite.
(di Silvano Bicocchi) |
2° Premio ex-equo
Giuseppe Carucci DREAM TEAM
Il basket in carrozzina nasce in America dopo la seconda guerra
mondiale con l’intento di stimolare e far reagire persone
con differenti condizioni di disabilità. Questo basket
è giocato da seduti e l’autore sottolinea questa
condizione scattando le immagini tutte dalla stessa altezza. L’incontro
di mani segna l’inizio della partita, la narrazione procede
veloce, una squadra incalza l’altra, i giocatori scivolano
veloci sul parquet spingendo la carrozzina, le mani afferrano
ruota e corrimano con perfetto equilibrio fra uomo, mezzo e palla.
Attento ai momenti di gioco Carucci manifesta le ansie e le aspettative
di una persona emotivamente coinvolta, ci mostra il rammarico
di un tiro mancato, un fallo trasformatosi in una caduta rovinosa,
ma soprattutto la forza e la costanza nel portare avanti il gioco
andando oltre i propri limiti fisici. Ogni scatto racchiude in
sé emozioni, volontà e difficoltà. La partita
finisce decretando vincitori e vinti ma i giocatori di entrambe
le squadre hanno dato il massimo. Ecco allora che per un disabile
giocare una partita di basket può voler dire abbattere
le barriere, dimostrare prima a se stessi e poi agli altri che
è possibile farcela. Il passare la palla diviene una grande
conquista, un passo avanti verso l’autonomia personale e
l’integrazione sociale.
(di Daniela Sidari)
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2° Premio ex-equo
Sabina Laganà A SANT’ALFIO
“A Sant’ Alfio le campane prolungano
il suono festoso, e preparano il cammino spirituale di devoti
e pellegrini, sempre numerosi all'incontro annuale con il loro
Santo. La festa entra poi nel vivo, mentre continuano ad arrivare
i fedeli che "gridano" le loro preghiere. E’ un
grido che non è mai separato dall'amore per S. Alfio. Nella
'preghiera nuda" si può gridare di rabbia, di dolore
o di gioia. E gridano i "nudi" quando, nella notte tra
il 9 e 10 Maggio, giungono al Santuario scalzi, vestiti solo di
bianche brache e di una fascia rossa, che evoca il martirio, e
sotto il peso di grossi ceri, portati a spalla dai luoghi di provenienza.”
Questa breve introduzione che accompagna il portfolio di Sabina
Laganà, ci informa sulla situazione che stiamo osservando.
E si è subito colpiti dalla forza descrittiva, quasi violenta,
delle immagini. Che cosa ha provato Sabina Laganà nel fotografare?
Un coinvolgimento che ha ispirato la scelta del linguaggio espressivo.
E’ come se il suo racconto si liberasse dalla strettoia
del documento per diventare spontaneità che costruisce
fotografie d’autore. Ed in queste prevale il senso della
trascendenza che esalta ed eleva il rapporto dell’uomo con
il divino. C’è l’offerta del sacrificio sentito
come dono propiziatorio. E qui, in questa chiesa dedicata a S.
Alfio, fasci di ceri, pesanti, enormi, sono simbolo di altrettanto
grandi sofferenze umane da lenire.
La sequenza percorre la chiesa con inquadrature angolate che rimarcano
i movimenti ed entrano negli stati d’animo dei portatori
di ceri. I volti sono tesi, sofferenti per lo sforzo e immedesimati
nell’intensità del momento. E’ pathos e sofferenza.
L’atmosfera è tagliata da lance di luce di fiamma.
Sono queste lance che, nell’ultima immagine, conducono lo
sguardo ad un Crocifisso posto in alto, che abbraccia, vede, soffre,
consola e guida i fedeli. Sabina Laganà ha fotografato
in modo libero da schematismi iconografici. Lo si vede e lo si
sente.
(di Giorgio Tani)
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